Gocce di letteratura
a cura di Cristina Grassi e Paola Caruggi

1964
Alba de Cespédes detestava l'etichetta di "femminista". Le avevano detto che il femminismo consisteva "nel dire 'cazzo' dieci volte al giorno. “Ma la libertà è una cosa molto più dura - faticosa, quotidiana - di quattro parolacce" mi disse nel 1980, a Parigi quando la intervistai in occasione della riduzione televisiva - dopo trent' anni di silenzio - di un suo celebre romanzo, Quaderno proibito, del '52. "Io sono per tutti gli oppressi" aggiunse "e le donne lo sono state per secoli. Ne faccio una questione di razza: per me le donne sono una razza oppressa, e per questo sto dalla loro parte". Quaderno proibito (dal quale anni prima aveva tratto un'opera teatrale) è un romanzo familiare dai toni serrati come quelli di un thriller. Una mamma (Lea Massari sul piccolo schermo) lotta contro se stessa, per affrancarsi dal mieloso stereotipo anni Cinquanta. Strumento della lotta è un modesto quaderno di scuola dalla copertina nera, proibito "perché è il diavolo", dice la protagonista, che viene segretamente segnandovi - con grande senso di colpa - gli avvenimenti della famiglia: e invece di una solida costruzione, disegna suo malgrado una casa che si sta disgregando. Non solo nel quaderno, ma anche nella realtà. Quel quaderno ha il valore dirompente che trent' anni più tardi ha avuto, per le femministe, l'autocoscienza: il semplice "parlare di sé". Una volta dette, le cose non sono più invisibili: la congiura del silenzio è rotta, e con essa tutte le congiure della convenzione. In un altro romanzo, Dalla parte di lei, del '49, la protagonista finisce addirittura per uccidere il marito, un intellettuale antifascista che ha fatto la Resistenza ma vuole "la moglie a casa". "Maschilista di sinistra" sarebbe stato definito trent' anni più tardi: Alba de Céspedes ha anticipato anche questo tema. E in un carteggio con Natalia Ginzsburg del '48, pubblicato sulla rivista Mercurio che lei fondò a Roma nel '44 e diresse a lungo, anticipò addirittura il tema della "differenza", questa specialissima dimensione femminile teorizzata decenni più tardi da Luce Irigaray, che tanto ha influito sul femminismo italiano. Non a caso il carteggio è stato riproposto nel '92 dalla rivista letteraria di donne Tuttestorie. Natalia lamenta che le donne non saranno mai uguali agli uomini perché "tutte, ogni tanto, cadono nel pozzo della malinconia". Alba risponde che "proprio per questo imparano a conoscere la pietà, che è tanto importante per governare, e invece è sconosciuta agli uomini".
Tratto dall’articolo di Laura Lilli La scomparsa di Alba, femminista e gentildonna, pubblicato su La Repubblica il 14 novembre 1997, in occasione della morte di Alba De Céspedes.
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